il blog di Gus
Me la prendo con gli intellettuali della sinistra che hanno dimenticato i fondatori del pensiero della sinistra e i fondamenti del pensiero della sinistra, laddove per sinistra intendo comunismo e socialismo.
Mi chiedo e vi chiedo.
Grundisse di Marx non lo trovo più in libreria, lo capite o no?
L'accumulazione del capitale di Rosa Luxembourg non sanno più che cazzo sia.
 In queste condizioni di depauperamento del pensiero di sinistra, come credete che un partito possa proporre una riflessione su cosa proporre? Senza questi fondamenti come pensate si possa provare ad inserire una idea di Stato?
Lo so.
Un comunismo che si coniughi con la libertà, la famosa terza via di Berlinger, non è diventato un sistema economico alternativo e i compagni sono scivolati in un velleitario riformismo. I giovani si sono allontanati dalla politica perché la questione morale individuata da Berlinguer, fondamentale per la ripresa di fiducia dei cittadini nelle istituzioni politiche, è naufragata per la smania di potere e l'opportunismo di D'Alema.
postato da nonsonogus alle 22:58 di lunedì, 30 novembre 2009


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credono a Spatuzza. La cosa è seria perché un pentito esce
 dal carcere duro, ma ci ritorna se quello che ha detto è una menzogna.
Spatuzza non è un  idiota e lo sa.
Schifani è minacciato e i motivi ci saranno.
Questa volta il cavaliere non la sfanga.
Non può nemmeno scappare come il compagno di merende, Craxi.
E' costretto a difendere il suo patrimonio.
La dittatura larvata diventa reale quando il potere giudiziaro
viene sottomesso al potere esecutivo.
Ignavi come siamo non lo abbiamo capito.
Si sta giocando la battaglia finale.
Quella che decide chi ha vinto la guerra.
È un pentito ancora in mez­zo al guado Gaspare Spatuzza,
l’ex «uomo d’onore» del quartiere palermitano di Brancaccio
che disegna nuovi scenari die­tro la strage di via D’Amelio,
in cui morì Paolo Borsellino, e altri delitti di mafia.
Un collaboratore in parte credibile e in parte no.
Così ritiene la Procura di Caltanissetta,
ancora alla ricerca dei «mandanti occulti»
degli eccidi del ’92, che s’è comunque di­chiarata
d’accordo a inserire Spatuzza
(il quale riempie verbali d’interrogatorio or­mai da undici mesi)
nello speciale pro­gramma di protezione richiesto per lui
da un altro ufficio inquirente, quello di Firen­ze,
titolare delle indagini sulle stragi mafio­se del ’93.
Il processo breve, l'immunità parlamentare,
la manipolazione del reato di mafia costituiscono
un attacco finale al potere giurisdizionale
a tutto vantaggio di quello esecutivo, cioè il suo.
Il Potere che si incarna in una persona.




postato da nonsonogus alle 22:34 di giovedì, 26 novembre 2009


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E' una modella sudcoreana che inizia  una folgorante carriera nel 2006 posando per l’edizione sudcoreana di Vogue. Da lì l’ascesa e le sfilate per le più grandi firme, da Chanel a Dries Van Note, passando per Alexander McQueen. E ancora una campagna per la catena di abbigliamento britannica Topshop.
Giovedì, un amico l’ha trovata impiccata nel suo appartamento del X arrondissement di Parigi.
Per me il suicidio ha qualcosa di misterioso.

postato da nonsonogus alle 23:33 di sabato, 21 novembre 2009


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L'assetto di questa terra è la violenza.
Sintomatiche della violenza in cui noi siamo immersi sono un'educazione e uno svolgimento della vita in cui si sviluppa una coscienza delle cose come se la persona non esistesse.
Si chiama positività: una coscienza delle cose e della realtà umana come se l'io non esistesse.
E' violenta una società in cui si pretende di conoscere la realtà umana come se l'io non ci fosse. Esistono le scienze, non esiste più la persona.
Lo scienziato brandisce dei dinamismi, non la persona: questa viene smembrata e ridotta ad alcuni suoi fenomeni che poi si vogliono isolatamente conoscere e dominare come se essa non ci fosse, viene cioè ricondotta a quei meccanismi impersonali cristallizzati dalla sociologia, psicologia, pedagogia, ecc., in cui si pretende di esaurirne la realtà.
Si attua in tal modo una dissoluzione della persona.
L'io dissociato è una rottura tra il dinamismo dell'affettività e il dinamismo della ragione: le reazioni, non importa quali, vengono trattate e scientificamente studiate come se non avessero un nesso con le esigenze strutturali della ragione.
Da una parte vi sono i puri meccanismi di reazione in cui entra in gioco l'energia dell'affettività, che diventano grazie a tale separazione più facilmente manipolabili dal potere, e dall'altra, senza nesso coi primi, il lavoro della ragione.
L'uomo ridotto a fascio di reazioni è dominato dalla paura.
Tutto può infatti essere ostile a quello che egli vuole , a quello cui la sua affettività tende e che la sua reattività pretende.
Quest'uomo non è sicuro di avere in mano un istante di quello che aveva in mano l'istante prima. La paura regna dunque davanti a tutto ciò che egli non può definire.
postato da nonsonogus alle 22:27 di martedì, 17 novembre 2009


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Il merito maggiore che va riconosciuto a Galilei nella storia del pensiero scientifico è quello di aver attribuito alla matematica il ruolo di linguaggio specifico della filosofia della natura.

La fisica sperimentale è tale non semplicemente perché procede per mezzo di esperimenti, ma perché fornisce quegli strumenti concettuali che sono a fondamento delle dimostrazioni certe; e può farlo nella misura in cui secondo Galilei è la stessa natura ad essere strutturata secondo un ordine matematico-geometrico.

L'esigenza primaria del metodo galileiano è quella di non porre distinzioni tra l'approccio scientifico alle questioni naturali e la riflessione filosofica sulla natura: le due vie con cui si conosce la realtà non possono mai contraddirsi, sebbene procedano secondo modalità diverse. La Bibbia, infatti, essendo dettatura dello Spirito Santo necessita di essere continuamente interpretata e chiarita, mentre la natura, essendo osservantissima esecutrice degli ordini di Dio non esige ulteriori spiegazioni, poiché il suo corso è inesorabile e immutabile

Galilei non era uno stinco di santo. Non legge la Bibbia, non va a Messa, se non di rado. Si considerava un cattolico, anche se si sarebbe messo nella classe dei peccatori, perché non aveva una vita morale irreprensibile.

Non parla mai di Cristo e il suo è più un Dio della natura.

Assodiamo che il compito della fisica era etimologicamente, per lui, la conoscenza della natura.
Ma certo non in modo aristotelico, a Galileo poco interessava la conoscenza dell’essenza dei fenomeni, quanto la determinazione delle leggi che regolavano il corso dei fenomeni stessi. 
In questo Galileo è stato rivoluzionario.
Nei discorsi sui massimi sistemi ad un certo punto, lui fa pronunciare a Salviati queste parole che cito testualmente: " Non mi pare tempo opportuno di investigare al presente della causa dell'accelerazione del moto naturale, intorno alle quali da vari filosofi varie sentenze sono state approfondite".
Il rapporto causale diviene fisico con Galilei la concezione diviene scientifica e non più metafisica.
Poi i numeri, beh i numeri in questa ottica sono le note della canzone.

postato da nonsonogus alle 11:19 di domenica, 15 novembre 2009


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I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della consegna delle case. Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i “cristi immigrati”, che parla di “difesa dei valori cristiani”. Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.
Possiamo dire che c’è una nuova “Compagnia di Gesù” fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi la fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire. Intanto sul “povero Cristo” di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di “nutrizione e idratazione”, da nessuno è venuta una parola di condanna verso i colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato “assassino” al papà di Eluana Englaro.
Povero Cristo, difeso dai preti come suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri, i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli affamati! Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri sventurati in cerca di uno scampolo di vita.
Povero Cristo, difeso dalla “ministra” Gelmini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione “de noantri”, esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini. Povero Cristo, difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.
Povero Cristo! Gli tocca ringraziare la Corte di Strasburgo, l’unica che si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo. Signore, pietà!
Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di inchiodato alla croce, dica: “Beati voi, difensori d’ufficio… beati voi che ho i piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo leverebbe nessuno”.


postato da nonsonogus alle 23:16 di lunedì, 09 novembre 2009


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E’ apparsa su Facebook una lettera di Romina Power sul tema della vaccinazione dall’influenza da virus A/H1N1 di notevole interesse perché finalmente emerge in tutta chiarezza quello che da qualche tempo, ad un occhio attento alle affermazioni e alle notizie di cronaca, era parso fin troppo palese: il vaccino dall’influenza suina è solo un grande affare economico per le imprese farmaceutiche coinvolte nella sua produzione e come, guarda caso! compaia tra queste proprio quella Novartis che nel mondo è ben nota per la produzione di sementi OGM.

1. Secondo quanto apprendo dalle Vs dichiarazioni, i sintomi dell'influenza A/H1N1 non sarebbero altro che quelli della normale influenza stagionale, in forma più lieve per giunta.E mentre l'influenza stagionale provoca fino a 5000 decessi ogni anno solo in Italia, in questi mesi la A/H1N1 ha provocato "soltanto" poco più di 700 decessi in tutto il mondo.

2. E' perfino superfluo rammentarVi quanto possa essere nocivo un vaccino al sistema immunitario, specialmente nei bambini e negli anziani e, di conseguenza, quanto sia inopportuno scegliere la strada del vaccino per malattie di poco conto e scarsamente nocive come questa influenza suina.

3. Gravissime accuse contro l'OMS, le case farmaceutiche Baxter, Sanafi-Aventis e Novartis e una serie di personaggi di rilievo della finanza e della politica internazionale, sono state mosse dalla nota giornalista austriaca Jane Burgermeister (leggi La Scienza Verde di agosto). Secondo la denuncia, sia il vaccino che la stessa epidemia A/H1N1 sarebbero armi biologiche deliberatamente utilizzate per la riduzione della popolazione mondiale.

4. L'ingiunzione dell'affermata giornalista contiene una dettagliata documentazione atta a dimostrare la reale entità dell'epidemia di influenza suina e del relativo vaccino, nonché le gravissime responsabilità degli enti e delle persone chiamate in causa. Sulla base dell'ingiunzione presentata dalla Burgermeister, sono attualmente in preparazione un'ulteriore ingiunzione ed una mozione ad opera di un team di esperti legali americani. Per quanto le gravissime accuse mosse contro l'OMS e Big Pharma siano ancora da dimostrare in tribunale, sarebbe quanto meno opportuno che il Ministero della Salute tenesse conto di queste, prima di "buttarsi a pesce" nell'avventura di una vaccinazione di massa.

5. La stessa OMS non ha escluso rischi, affermando che "nella produzione di alcuni vaccini per la pandemia sono coinvolte nuove tecnologie che non sono state ancora valutate estensivamente per la loro sicurezza in certi gruppi della popolazione".

6. Una serie di eventi e circostanze getta pesanti ombre su questa vaccinazione, nonché sul ruolo di Big Pharma nella politica sanitaria dell'OMS.

7. Il Vice Ministro Fazio ha dichiarato che il costo per l'acquisto dei vaccini ammonterebbe a "poche centinaia di milioni di euro".Una cifra, secondo il Vice Ministro che non creerebbe problemi, neanche in "periodi di magra" come questi. Con tutto il rispetto, considero questa dichiarazione un vero e proprio insulto ai cittadini che faticano ad arrivare a fine mese!Per questa serie di ragioni, mi appello al Vostro buon senso, nonché alla Vostra professionalità, nel chiederVi di riconsiderare la Vostra posizione sulla campagna di vaccinazione per l'A/H1N1 indicata dall'OMS, sulla base di quanto riportato sopra.

postato da nonsonogus alle 21:01 di giovedì, 05 novembre 2009


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LETTERA A PIER PAOLO 
di ORIANA FALLACI

[...] Diventammo subito amici, noi amici impossibili. Cioè io donna normale e tu uomo anormale, almeno secondo i canoni ipocriti della cosiddetta civiltà, io innamorata della vita e tu innamorato della morte. Io così dura e tu così dolce.
V’era una dolcezza femminea in te, una gentilezza femminea. Anche la tua voce del resto aveva un che di femmineo, e ciò era strano perché i tuoi lineamenti erano i lineamenti di un uomo: secchi, feroci.
Sì esisteva una nascosta ferocia sui tuoi zigomi forti, sul tuo naso da pugile, sulle tue labbra sottili, una crudeltà clandestina. Ed essa si trasmetteva al tuo corpo piccolo e magro, alla tua andatura maschia, scattante, da belva che salta addosso e morde. Però quando parlavi o sorridevi o muovevi le mani diventavi gentile come una donna, soave come una donna.
Ed io mi sentivo quasi imbarazzata a provare quel misterioso trasporto per te. Pensavo: in fondo è lo stesso che sentirsi attratta da una donna.
Come due donne, non un uomo e una donna, andavamo a comprare pantaloni per Ninetto, giubbotti per Ninetto, e tu parlavi di lui quasi fosse stato tuo figlio: partorito dal tuo ventre, e non seminato dal tuo seme. Quasi tu fossi geloso della maternità che rimproveravi a tua madre, a noi donne. Per Ninetto, in un negozio del Village, ti invaghisti di una camicia che era la copia esatta delle camicie in uso a Sing Sing. Sul taschino sinistro era scritto: "Prigione di Stato. Galeotto numero 3678". La provasti ripetendo: «Deliziosa, gli piacerà».
Poi uscimmo e per strada v’era un corteo a favore della guerra in Vietnam, ricordi? Tipi di mezza età alzavan cartelli su cui era scritto: "Bombardate Hanoi" e ci restasti male. Da una settimana ti affannavi a spiegarmi che il vero momento rivoluzionario non era in Cina né in Russia ma in America.
«Vai a Mosca, vai a Praga, vai a Budapest e avverti che lì la rivoluzione è fallita: il socialismo ha messo al potere una classe di dirigenti e l’operaio non è padrone del proprio destino. Vai in Francia, in Italia, e ti accorgi che il comunista europeo è un uomo vuoto. Vieni in America e scopri la sinistra più bella che un marxista come me possa scoprire. I rivoluzionari di qui fanno venire in mente i primi cristiani, v’è in essi la stessa assolutezza di Cristo. M’è venuta un’idea: trasferire in America il mio film su San Paolo».
Della cultura americana assolvevi quasi tutto, ma quanto soffristi la sera in cui due studentesse americane ti chiesero chi fosse il tuo poeta preferito, tu rispondesti naturalmente Rimbaud, e le due ignoravano chi fosse Rimbaud. Per questo lasciasti New York così insoddisfatto? [...]
Dicono che tu fossi capace d’essere allegro, chiassoso, e che per questo ti piacesse la compagnia della gioventù: giocare a calcio, ad esempio, coi ragazzi delle borgate. Ma io non ti ho mai visto così.
La malinconia te la portavi addosso come un profumo e la tragedia era l’unica situa-zione umana che tu capissi veramente. Se una persona non era infelice, non ti interessava. Ricordo con quale affetto, un giorno, ti chinasti su me e mi stringesti un polso e mormorasti: «Anche tu, quanto a disperazione, non scherzi!» Forse per questo il destino ci fece incontrare di nuovo, anni dopo. Fu a Rio de Janeiro, dov’eri venuto con Maria Callas: in vacanza. [...]
Nessun prete mi ha mai parlato, come te, di Gesù Cristo e di San Francesco. Una volta mi hai parlato anche di Sant’Agostino, del peccato e della salvezza come li vedeva Sant’Agostino.
È stato quando mi hai recitato a memoria il paragrafo in cui Sant’Agostino racconta di sua madre che si ubriaca. Ed ho compreso in quell’occasione che cercavi il peccato per cercar la salvezza, certo che la salvezza può venire solo dal peccato, e tanto più profondo è il peccato tanto più liberatrice è la salvezza.
Però ciò che mi dicesti su Gesù Cristo e su San Francesco, mentre Maria sonnecchiava dinanzi al mare di Copacabana, mi è rimasto come una cicatrice. Perché era un inno all’amore cantato da un uomo che non crede alla vita. Non a caso l’ho usato nel mio libro che non hai voluto leggere. L’ho messo in bocca al bambino quando interviene al processo contro la sua mamma: «Non è vero che non credi all’amore, mamma. Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco, e perché quello che vedi non è mai perfetto. Tu sei fatta d’amore. Ma è sufficiente credere all’amore se non si crede alla vita?»
Anche tu eri fatto d’amore. La tua virtù più spontanea era la generosità. Non sapevi mai dire no. Regalavi a piene mani a chiunque chiedesse: sia che si trattasse di soldi, sia che si trattasse di lavoro, sia che si trattasse di amicizia. A Panagulis, per esempio, regalasti la prefazione ai suoi due libri di poesie. E, verso per verso, col testo greco accanto, volesti controllare perfino se fossero tradotte bene.
Ci ritrovammo per questo, rammenti. Riprendemmo a vederci quando lui fu scarcerato e venne in esilio in Italia. Andavamo spesso a cena, tutti e tre. E mangiare con te era sempre una festa, perché a mangiare con te non ci si annoiava mai. Una sera, in quel ristorante che ti piaceva per le mozzarelle, venne anche Ninetto. Ti chiamava "babbo". E tu lo trattavi proprio come un babbo tratta suo figlio, partorito dal suo ventre e non dal suo seme.
Lasciarti dopo cena, invece, era uno strazio. Perché sapevamo dove andavi, ogni volta. E, ogni volta, era come vederti correre a un appuntamento con la morte. Ogni volta io avrei voluto agguantarti per il giubbotto, trattenerti, implorarti, ripeterti ciò che ti avevo detto a New York: «Ti farai tagliare la gola, Pier Paolo!». Avrei voluto gridarti che non ne avevi il diritto perché la tua vita non apparteneva a te e basta, alla tua sete di salvezza e basta. Apparteneva a tutti noi. E noi ne avevamo bisogno. Non esisteva nessun altro in Italia capace di svelare la verità come la svelavi tu, capace di farci pensare come ci facevi pensare tu, di educarci alla coscienza civile come ci educavi tu. E ti odiavo quando ti allontanavi su quella automobile con cui i tre teppisti t’avrebbero schiacciato il cuore. Ti maledicevo. Ma poi l’odio si spingeva in un’ammirazione pazza, ed esclamavo: «Che uomo coraggioso!» Non parlo del tuo coraggio morale, ora, cioè di quello che ti faceva scrivere in cambio di contumelie, incomprensioni, offese, vendette. Parlo del tuo coraggio fisico. Bisognava avere un gran fegato per frequentare la melma che frequentavi tu, di notte. Il fegato dei cristiani che insultati e sbeffeggiati entrano nel Colosseo per farsi sbranare dai leoni.
Ventiquattr’ore prima che ti sbranassero, venni a Roma con Panagulis. Ci venni decisa a vederti, risponderti a voce su ciò che mi avevi scritto. Era un venerdì. E Panagulis ti telefonò da casa mia, alla terza cifra si inseriva una voce che scandiva: «Attenzione. A causa del sabotaggio avvenuto nei giorni scorsi alla centrale dell’Eur il servizio dei numeri che incominciano col 59 è temporaneamente sospeso». L’indomani accadde lo stesso. Ci dispiacque perché credevamo di venire a cena con te, sabato sera, ma ci consolammo pensando che saremmo riusciti a vederti domenica mattina.
Per domenica avevamo dato appuntamento a Giancarlo Pajetta e Miriam Mafai in piazza Navona: prendiamo un aperitivo e poi andiamo a mangiare. Così verso le dieci ti telefonammo di nuovo. Ma, di nuovo, si inserì quella voce che scandiva: attenzione, a causa del sabotaggio il numero non funziona.
E a piazza Navona andammo senza di te. Era una bella giornata, una giornata piena di sole. Seduti al bar ‘Tre Scalini’ ci mettemmo a parlare di Franco che non muore mai, ed io pensavo: mi sarebbe piaciuto sentir Pier Paolo parlare di Franco che non muore mai. Poi si avvicinò un ragazzo che vendeva l’Unità e disse a Pajetta: «Hanno ammazzato Pasolini».
Lo disse sorridendo, quasi annunciasse la sconfitta di una squadra di calcio. Pajetta non capì. O non volle capire? Alzò una fronte aggrottata, brontolò: «Chi? Hanno ammazzato chi?» E il ragazzo: «Pasolini». E io, assurdamente: «Pasolini chi?» E il ragazzo: «Come chi? Come Pasolini chi? Pasolini Pier Paolo». E Panagulis disse: «Non è vero». E Miriam Mafai disse: «È uno scherzo». Però allo stesso tempo si alzò e corse a telefonare per chiedere se fosse uno scherzo. Tornò quasi subito col viso pallido. «È vero. L’hanno ammazzato davvero».
In mezzo alla piazza un giullare coi pantaloni verdi suonava un piffero lungo. Suonando ballava alzando in modo grottesco le gambe fasciate dai pantaloni verdi, e la gente rideva. «L’hanno ammazzato a Ostia, stanotte», aggiunse Miriam.
Qualcuno rise più forte perché il giullare ora agitava il piffero e cantava una canzone assurda. Cantava: «L’amore è morto, virgola, l’amore è morto, punto! Così io ti piango, virgola, così io ti piango, punto! »
Non andammo a mangiare. Pajetta e la Mafai si allontanarono con la testa china, io e Panagulis ci mettemmo a camminare senza sapere dove. In una strada deserta c’era un bar deserto, con la televisione accesa. Si entrò seguiti da un giovanotto che chiedeva stravolto: «Ma è vero? È vero?» E la padrona del bar chiese: «Vero cosa?» E il giovanotto rispose: «Di Pasolini. Pasolini ammazzato». E la padrona del bar gridò: «Pasolini Pier Paolo? Gesù! Gesummaria! Ammazzato! Gesù! Sarà una cosa politica!» Poi sullo schermo della televisione apparve Giuseppe Vannucchi e dette la notizia ufficiale. Apparvero anche i due popolani che avevano scoperto il tuo corpo. Dissero che da lontano non sembravi nemmeno un corpo, tanto eri massacrato. Sembravi un mucchio di immondizia e solo dopo che t’ebbero guardato da vicino si accorsero che non eri immondizia, eri un uomo. Mi maltratterai ancora se dico che non eri un uomo, eri una luce, e una luce s’è spenta?

postato da nonsonogus alle 10:06 di lunedì, 02 novembre 2009


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si incontra una persona importante

per la propria vita,

c'è sempre un primo momento che ci fa

percepire un presentimento che qualcosa

in noi è messo alle strette dall'evidenza

di un riconoscimento ineludibile:

"Ecco, è lui, ecco, è lei.".

Ma solo lo spazio dato dal ripetersi di

questo avvenimento carica l'impressione

di peso esistenziale.

Cioè, solo la convivenza lo fa entrare

sempre più radicalmente e profondamente in noi, fino

a che, ad un certo punto è assoluto.

Ma non basta.

La conoscenza sarà una persuazione che avverrà

lentamente e nessun passo successivo

smentirà i precedenti.

Dalla convivenza deriverà una conferma di

quella eccezionalità dell'evento accaduto.

Si sperimenta ciò non come una vaga

eventualità, ma nella sua evidenza stringente.

Abbiamo bisogno subito di capire

che l'amore è fatto dal ripetersi di tanti riconoscimenti,

cui occorre dare uno spazio e un tempo

perché avvengano.

L'uomo di oggi ha fretta o inganna se stesso.

Per questo l'amore diventa solo un gioco che

prima o poi finisce per annoiarci.

postato da nonsonogus alle 23:10 di venerdì, 30 ottobre 2009


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Il corrotto è stato condannato a più di quattro anni di reclusione e all'interdizione dei pubblici uffici per aver dichiarato il falso in processi per difendere il corruttore Berlusconi che lo ha pagato per mentire.

L'appello ha confermato la sentenza di primo grado. Ora gli avvocati di Mills ricorreranno alla Cassazione per questioni di lana caprina.

Berlusconi ha evitato la condanna grazie ad una legge costituzionalmente illegittima.

Un uomo con un minimo di dignità avrebbe già rimesso il suo mandato nelle mani del Capo dello Stato. Berlusconi non ne ha. Il bambino è malato. Ha la scarlattina. I suoi illustri avvocati dicono che non era il processo a Berlusconi ma a Mills.

Il cavaliere ha combinato guai grossi all'Italia, specialmente sui costumi e le abitudini della gente. E per recuperare questo incredibile degrado del costume bisognerebbe rifondare l'intero paese.

La questione morale ormai ha radici profonde, l'indifferenza e l'indulgenza a fronte di comportamenti inaccettabili sono entrati nella coscienza di ciascuno di noi.
postato da nonsonogus alle 19:13 di martedì, 27 ottobre 2009


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Categorie del post: arroganza | commenti (10)

 più imprevisto è sempre l'avvenimento.

Un avvenimento cioè qualcosa che improvvisamente

si introduce: non prevedibile, non previsto, non conseguenza di

fattori antecedenti.

Un avvenimento è qualcosa di puramente e ultimamente

casuale per la nostra ragione, per le nostre capacità.

Anzi, per la nostra capacità di presa, un avvenimento è tale

proprio in quanto è inafferabile, ha qualcosa che sfugge.

Un avvenimento ha il potere di chiarirmi a me stesso.

E' perciò qualcosa che penetra nell'orizzonte e

nell'atmosfera della mia esistenza come un meteorite

strano, estraneo, senza che io lo possa prevedere

e quindi, ultimamente, capire, poiché l'imprevedibile

non è nemmeno comprensibile.

Come un fiammifero che si accende, la luce

sulla verità di noi stessi.

postato da nonsonogus alle 10:12 di martedì, 20 ottobre 2009


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Categorie del post: giàenonancora | commenti (11)

incontri nella folla lo sguardo di qualcuno,

uno sguardo umano, ed è come se ti fossi

accostato a un divino nascosto.

E tutto diventa improvvisamente più semplice.

Il fatto nuovo si palesa, si rivela, nell'incontro

con la leggerezza, la sottigliezza e l'apparente

inconsistenza di un volto che si intravede

nella folla: un volto come gli altri, eppure

così diverso dagli altri.

Lo vedi per un istante, e andando via

porti dentro di te il colpo di quello sguardo, come

dicendo:

"Mi piacerebbe rivederla quella faccia!".

                                                                 

postato da nonsonogus alle 10:48 di giovedì, 15 ottobre 2009


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Categorie del post: appartenenza | commenti (20)

postato da nonsonogus alle 22:38 di martedì, 13 ottobre 2009


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 "Parti del testo del Lodo Alfano furono scritte da un consigliere giuridico di Napolitano" nell'ambito di un "patto tra gentiluomini" grazie al quale Berlusconi accetto' di rinunciare a parte del decreto sulla sicurezza "in cambio del ritorno dell'immunita'". Lo scrive oggi "Il Giornale" in un articolo del suo direttore, Vittorio Feltri.
Nell'estate del 2008, scrive Feltri, "i funzionari di Napolitano dissero: "Non preoccupatevi, sistemeremo noi il testo del Lodo in modo che non trovi ostacoli alla Consulta. Vi garantiamo, passera''. Inoltre il Quirinale si impegnò affinché l'opposizione non ritardasse l'iter alle Camere".
Ma "cosi' non e' stato", scrive Feltri, "ed io ho l'impressione che il capo dello Stato non desideri imbattersi nel Presidente del Consiglio perché un pochetto imbarazzato.
Nei suoi panni, dato l'accaduto, lo sarebbe chiunque".
L'articolo si conclude con una profezia: "Temo che l'incidente non sia chiuso".

postato da nonsonogus alle 23:43 di domenica, 11 ottobre 2009


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 di perfezione, specialmente attraverso la mediazione

dell'idea di coerenza, è un sufficiente handicap per il cammimo dell'uomo.

Con la sua idea di perfezione e di coerenza l'uomo  barcolla

tra un atteggiamento farisaico di presunzione e la disperazione.

Quest'ultima, poi, è l'alibi più perfetto per fare quel che pare e piace, dai dieci anni,

perché prima si  obbedisce, agli ottanta, quando si ritorna forzatamente ad obbedire,

non potendo più fare quasi nulla da sé.

postato da nonsonogus alle 20:14 di lunedì, 05 ottobre 2009


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che era molto amico di Paolo VI,  scriveva:

"Quando Cristo percorreva le strade della Galilea

il mondo era pagano; ma tanto i pagani

dell'Occidente che quelli dell'Oriente avevano

il senso del sacro.

Avevano il senso del del mistero che circonda il mondo,

la terra , gli uomini.

Un mistero che conoscevano molto male, ma che li

riempiva di stupore, di sorpresa".

Tutta la vita è una tensione verso qualcosa che queti

l'animo, che lo renda perfetto.

In latino perfetto vuol dire compiuto, totale.

Soddisfatto è un'altra modulazione della stessa esperienza; ne

indica il riverbero psicologico della felicità.

Oggi, l'umanità, nel suo insieme, è ateologica.

Non ha più in maniera chiara, ma direi neanche in maniera confusa,

il senso di quello che chiamiamo il mistero di Dio.

Questa crisi del sacro che attanaglia l'umanità intera si

è infiltrata anche nella Chiesa cattolica.

E' un giudizio che ha ripetuto anche Giovanni Paolo II in un importante

discorso su "Evangelizzazione e ateismo".

postato da nonsonogus alle 20:35 di lunedì, 28 settembre 2009


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della vita sociale diventa sempre più uniforme,

grigio. Pensiamo alla grande omologazione di cui parlava

Pier Paolo Pasolini, così che viene da descrivere la situazione

con la formula: bisogna stare attenti che il P (potere)

non sia in proporzione diretta con una I (impotenza),

perché allora il potere diventerebbe prepotenza di fronte

ad un'impotenza perseguita, appunto, con la

riduzione sistematica dei desideri, delle esigenze e dei valori.

La fermezza della coscienza è minacciata dai

mezzi di comunicazione di massa e dalla

generale computerizzazione della società.

postato da nonsonogus alle 13:39 di giovedì, 24 settembre 2009


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Il Procuratore antimafia Piero Grasso ha detto recentemente che non è cambiato molto da allora, da quando i giudici Falcone e Borsellino furono assassinati.
Il solo cambiamento, mi sembra di capire, è che la mafia nei  grandi temi  si è fatta più prudente.
In sostanza quella gente, soprattutto i capi in giacca e cravatta, ora la guerra preferisce farla con il libretto di assegni e così stiamo assistendo a un perverso e continuo intreccio tra politica e criminalità organizzata che nell'immediato, quando si viene a conoscere la verità, suscita sorpresa e scandalo ma subito viene relegata nel dimenticatoio della grande marmellata mediatica.
La commistione tra politici compiacenti e mafiosi intriganti è una specie di  leit motiv  dal quale sembra che l'Italia non sia capace di liberarsi.
Per questo che alla lunga le commemorazioni e il ricordo di quei due galantuomini mi causa un senso di fastidio come le promesse non mantenute

postato da nonsonogus alle 20:41 di lunedì, 21 settembre 2009


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La libertà è innanzitutto capacità di una percezione

che nasca da di dentro, determinata da qualcosa

che suscita l'interesse dell'io: quel complesso

di esigenze e di evidenze che costituiscono il volto

originale dell'io, la struttura dell'umana natura.

Tale percezione istituisce un paragone  tra ciò in cui

l'io si imbatte e ciò che lo costituisce originariamente.

E' questo paragone che dà all'uomo la possibilità di cercare

la soddisfazione.

La percezione che coinvolge l'io è l'inizio della liberazione,

perché è l'inizio della ricerca di un modo di rapporto con

la realtà che soddisfi, cioè corrisponda, risponda a ciò che pre-occupa l'io,

a ciò che teologicamente si chiama cuore.

postato da nonsonogus alle 13:28 di mercoledì, 16 settembre 2009


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Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

 

postato da nonsonogus alle 19:03 di sabato, 12 settembre 2009


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Sarebbero una trentina le donne che Gianpa­olo Tarantini avrebbe portato alle feste del premier Silvio Berlusconi. Alcune hanno ri­cevuto un compenso di 1.000 euro «per prestazioni sessua­li », altre «soltanto un rimbor­so delle spese». Tra loro ci so­no anche alcune ragazze com­parse in programmi tv, come Barbara Guerra e Carolina Marconi del Grande Fratello. Non solo Patrizia D’Addario, dunque. Per oltre cinque me­si, da settembre 2008 alla fine di gennaio scorso, l’imprendi­tore pugliese ha reclutato ita­liane e straniere per allietare cene e incontri nelle residen­ze del presidente del Consi­glio. È stato lui stesso ad ammet­terlo il 29 luglio scorso duran­te un interrogatorio nella ca­serma della Guardia di Finan­za di Bari dove è stato convo­cato in segreto come indaga­to per favoreggiamento della prostituzione. Incalzato dagli inquirenti ha fornito dettagli su voli, spostamenti, elargizio­ni, confermando così quanto era già emerso dalle intercet­tazioni telefoniche. Nel verba­le Tarantini ripete quello che aveva già detto in passato: «Le presentavo come mie ami­che e tacevo che a volte le re­tribuivo ». Ma poi rivela che fu proprio «Berlusconi a pre­sentarmi Guido Bertolaso, co­me gli avevo chiesto. E poi lo stesso Bertolaso inviò me e il mio amico Enrico Intini in Finmeccanica, ma dopo i pri­mi incontri non è più succes­so nulla».

postato da nonsonogus alle 14:43 di mercoledì, 09 settembre 2009


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Una gioventù da fascista nel MSI. Insieme ad Assunta Almirante andava a Predappio a piangere sulla tomba di Mussolini.
Il ragazzo cresce ed ammette gli errori del nazi-fascismo. D'Alema e Berlusconi lo sdoganano dal passato vergognoso. Diventa un alleato fedele di Forza Italia. Nelle riunioni con Berlusconi e Bossi è comunque un protagonista.
Intanto Veltrusconi fa nascere il PD e invoca il bipartitismo.
Da questa scelta politica nasce l'idea di una coalizione con Forza Italia sotto un unico simbolo, quello del PDL.
Il bipartitismo va a puttane, vuoi per l'inconsistenza di Walter e anche per il successo della Lega.
Non è stupido, Fini. L'abbraccio con Forza Italia doveva essere accantonato, invece lui va avanti ed entra nella coalizione.
Qui cominciano le domande. La poltrona di Presidente della Camera dei deputati non è un motivo per azzerare un partito, quello di AN.
Sa benissimo come è stato liquidato Casini quando cominciò a contrastare il cavaliere.
Ha nel cassetto proposte più importanti? Difficile perché Berlusconi vuole per sé la poltrona più ambita, quella di Presidente della Repubblica.
Probabilmente si è accorto dell'errore e si agita preoccupato. Essì, lui non ha più un partito. I colonnelli sono ormai del cavaliere e gli elettori, un patrimonio del 10% è perso.
Chi glielo ha fatto fare?

postato da nonsonogus alle 22:32 di martedì, 08 settembre 2009


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Al termine delle "Città Invisibili" Italo Calvino scrive:
"L’inferno dei viventi è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
Vale la pena leggere Calvino perché proprio lui, che ha una capacità di scrittura e che spesso sembra quasi compiacersi della propria intelligenza, fa capire che scrivere non è un atto che basta a se stesso, ma ha bisogno del rapporto con l'altro.
La letteratura ci commuove perché ci richiama il bisogno della verità, ma non ci fornisce la verità, perché essa è fuori, dove la vita accade.

postato da nonsonogus alle 12:14 di domenica, 06 settembre 2009


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di andare dal dottore per un dolore, per un malessere, per una crisi.

 E supponiamo che, alla richiesta di una diagnosi, il medico

dica: “Non saprei, proviamo a studiare le interiora di un pollo”.

Oppure che dica: “Beh, come prima terapia, faccia le corna e tocchi ferro”.

 La cosa ci sembrerebbe inquietante, e cambieremmo medico.

Ora, altro scenario. Supponiamo di essere al cospetto

del ministro dell’economia, tale Tremonti Giulio,

 in diretta televisiva davanti a quattro milioni di italiani

  e che alla ovvia domanda sulla crisi egli

risponda: “Questo non è il momento per leggere i libri di economia,

ma per leggere la Bibbia”.

postato da nonsonogus alle 11:47 di mercoledì, 02 settembre 2009


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 è un essere strutturalmente aperto, definito dal compito inesauribile di "divenire ciò che è", come diceva Nietzsche. Rispetto a tutti gli altri essere viventi ha una caratteristica del tutto particolare: ha bisogno per la propria formazione di una "educazione" eccezionalmente lunga. Mentre gli animali, in tempo breve, sono in grado di attuare automamente tutti i comportamenti di cui geneticamente dispongono, per l'uomo vi è la necessità di una lunga traiettoria educativa. La stabilità rella relazione generativo-educativa è richiesta dalle caratteristiche stesse dell'itinerario di sviluppo della vita umana personale.
Tale processo non implica solo la diade madre-bambino, bensì anche la figura maschile-paterna.
L'emergenza dell'identità del soggetto umano ha un essenziale bisogno di avvalersi di differenza, complementarietà e chiarezza delle figure e dei ruoli rappresentati dall'uomo e dalla donna.

postato da nonsonogus alle 20:39 di lunedì, 31 agosto 2009


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Sì, è una brutta bestia. Io sono una vittima della gelosia. Quella di mio padre verso la moglie.

Era geloso anche di uno sguardo. Non dico di un sorriso perché mia madre non regalava agli uomini nemmeno quello, tanto era riservata e pudica.

Mia madre era una donna bellissima. Somigliava a Greta Garbo. Maestra ,come del resto mio padre.

A casa mia c'era costantemente la guerra. Sempre per l'assurda gelosia di mio padre.

Urla e accuse irrispettose che mio padre indirizzava a mia madre che non riusciva mai a tranquillizzarlo.

Mio padre non usava le mani. Non lo ha fatto nemmeno con mia sorella e mio fratello. Io ero il cocco di casa. L'ultimo nato dei figli. Dodici anni dopo mia sorella ed esattamente dieci, dopo mio fratello.

Da bambino ero terrorizzato dalle scenate di gelosia di mio padre.

Quando tornavo a casa ero sempre angosciato da un pensiero. Trovare mia madre uccisa.

La paura era immotivata perché, come ho detto, non ho visto mai mio padre dare uno schiaffo a mamma.

Quando mio padre, un siciliano duro, passava qualche settimana in Sicilia, nella nostra casa era una festa.

E’ morto il dieci agosto di un anno che non ricordo.

Un po’ alla volta ho cominciato ad amare mio padre.

Ho capito perché era così aggressivo.

Il fatto è che mia madre non lo amava abbastanza.

Si conobbero grazie ad un concorso a cattedre per maestri.

Nella graduatoria mio padre era tra i primi tre e mia madre una delle ultime.

La casualità. Mio padre era di Petralia Soprana un paese delle Madonie dove è stato girato il film "Cento passi", dedicato a Impastato.

Mio padre guardò tutte le sedi disponibili e scelse quella con altitudine maggiore, Pescasseroli, nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo.

Mia madre, da ultima fu costretta a scegliere l'unica sede rimasta disponibile, cioè Pescasseroli. La località non è come oggi. Allora i lupi, di notte, venivano a raschiare porte e finestre delle abitazioni. Mia madre si sentì sperduta e trovò l'unico appoggio in mio padre. Poi si sposarono, ma mia madre non amava il siciliano duro e sanguigno.

                                                                         

postato da nonsonogus alle 11:03 di sabato, 29 agosto 2009


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In edicola potete trovare il primo DVD del grande Ingmar Bergman: Il Settimo sigillo. La collezione completa comprende tutti i capolavori del Maestro. Il prossimo ,tra quindci giorni, è "Il posto delle fragole".
« In realtà io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala, e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l'enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà »
Ingmar Bergman ha coniugato in maniera unica l'interrogarsi sui temi universali dell'esistenza umana con l'utilizzo delle tecniche del linguaggio cinematografico: se, da un lato, ha innalzato le sue sceneggiature alla profondità di un testo letterario, dall'altro la forza figurativa dei suoi film è paragonabile a quella dei migliori autori della settima arte. Un esempio di questo straordinario connubio è uno dei suoi film più famosi, Il settimo sigillo: i dialoghi tra i personaggi possiedono l'intensità di una rappresentazione teatrale; nello stesso tempo, il film è preso da esempio dalle scuole di regia come modello per lo studio delle relazioni che sovrintendono la composizione dell'immagine.

postato da nonsonogus alle 10:38 di venerdì, 28 agosto 2009


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potremmo chiederci chi ha più interesse a operare

una riduzione del rapporto col mistero, a legittimare

una certa  interpretazione del Tutto, e perciò a stabilire

quali siano i valori da sostenere?

E' il Potere che stabilisce, pretende dalla gente

ubbidienza secondo il proprio disegno:

al disegno del Tutto sostituisce il proprio disegno.

Abbiamo conosciuto storicamente questi passaggi:

il valore è la patria, il valore è la democrazia, il valore

è il proletariato, il valore è la serietà professionale,

il  valore è la pace.

Certo che sono valori! Ma solo dentro un disegno più grande.

Altrimenti sono spunto e pretesto per un nuovo dominio.

In tal modo la nostra società è dominata dal moralismo.

Chi aderisce ai valori conclamati dalla mentalità comune

propagandata dal Potere è considerato un galantuomo,

e se anche, su altri piani, commette ogni sorta di abuso

e violenza, questo non viene tenuto in conto,

nessuno se ne scandalizzerà.

Attraverso la proclamazione di questi valori

che la televisione, i giornali,  la scuola impongono

come criteri unici del vivere in base ai quali tutto è giudicato,

il Potere, più o meno lentamente, ma sempre violentemente,

omologa e pianifica tutti.

Non solo il comportamento esteriore, ma penetra e omologa anche le anime.

Al nostro fianco vivono generazioni mute, che non possono

dire a se stesse: è questo l'esito dell'azione omologante e pianificante del Potere,

 di un potere che si concepisce senza confini.

Per capire la sete d'amore e di verità bisogna ammettere

qualcosa d'altro.

Se non si riconosce il Mistero del disegno totale, la sete di amore

si trasforma in una lugubre e terribile menzogna. 

postato da nonsonogus alle 23:17 di martedì, 25 agosto 2009


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sentire qualcuno che afferma che lo scopo della Chiesa

è aiutare la società civile ad individuare e sorreggere

una piattaforma di valori comuni.

Ma anche i pagani possono sostenere i valori comuni.

Ma qual è il significato della parola valore?

Che cosa è un valore? E' ciò per cui vale la pena,

in fondo, vivere.

Ciò per cui veramente val la pena vivere

è qualcosa che connette quello che un uomo

sta facendo al Tutto.

Senza questo nesso con la totalità ogni

cosa vale la pena per cinque minuti, oppure,

che è lo stesso per cinque anni.

Per poter vivere il valore bisogna avere

una percezione acuta e viva del Tutto.

Ma il senso del Tutto è Mistero: noi lo chiamiamo Dio,

 ma l'essenza della parola Dio è assoluto Mistero.

Di fronte al Mistero l'uomo resta come confuso,

ricorre all'immaginazione, cerca cioè di interpretare

il suo rapporto col Tutto, e interpretandolo inevitabilmente

lo riduce, e rimpicciolisce perciò il valore.

postato da nonsonogus alle 23:06 di giovedì, 20 agosto 2009


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più grave dell'amore

non è a livello del cuore:

è a livello del giudizio,

perché è il giudizio

la radice del cuore.

Niente è desiderato

se non è prima

conosciuto.

Il giudizio è quel

fenomeno

per cui l'uomo

conosce

da uomo le cose,

ciò che fonda

l'oggetto verso cui

si rivolgono

i passi del suo

cammino,

lo scopo della sua

dinamica.

E' il giudizio di valore

la questione prima della

 vita.

postato da nonsonogus alle 13:22 di martedì, 18 agosto 2009


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Utente: nonsonogus

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